Quando i fanatici dall'altra parte del mondo si scatenavano in un vortice di gomme bruciate non lo potevano sapere che quelle manovre al limite, dove si gettavano dai touge japponesi, come palle di cannone, sarebbero state da lì a poco esportare in occidente. Si stavano formando le basi della cultura che influenzerà tutto il mondo decenni dopo, consacrando le auto japponesi ad ecstasy per smanettoni. Smanettoni squattrinati. Nessuno ha mai sognato una Toyota parliamoci chiaro. Se dai ad un bambino un foglio ed una matita disegnerà una Ferrari. Cosa ti compri se vinci alla lotteria? Una Porsche. Eppure il sottobosco del culto Japponese eretico era in agguato come una cellula dormiente, un brufolo ancora non maturo che stava per esplodere.
Le allora sportive a catalogo degli anni '90, fresche di fabbrica, come le Mazda Rx7, Toyota Supra o la Nissan Skyline, la Honda s2000, Nsx, le Civic, sarebbero diventate l'oggetto del desiderio di tanti ... Ed avrebbero saltato quasi una generazione.
Alcune sgraziate, squadrate, genericamente brutte.
Ho vissuto anche l'epoca dove le Civic erano accomunate al concetto: all show and no go.
Talmente brutte alcune da sembrare poi anche molto belle, ste japponesi. L'occhio si abitua e si concentra sulle linee migliori, sui modelli migliori etc.
I pochi precursori vivranno la dualità del dramma di averle date via perché valevano niente e le sbattevano in giro e l'onore di raccontarlo per sempre a tutti.
Una comunità a parte sarà quella delle vetture da Rally tecniche.
Resteranno a lungo ad arrugginirsi di sedicesima mano. Verrano devastate negli anni duemila, pressate, scambiate con pacchetti di patatine.
Poi il boom e la rinascita che senza social non sarebbe mai avvenuta. La macchina japponese diventerà un meta-delirio. Ritornano gli smanettoni ma questa volta hanno i soldi e sono disposti a spendere come se stessero comprando Ferrari.
Anche perché molti di loro hanno già comprato tutto e devono finire il cerchio.
Anche perché il mercato dell'auto offre sanitari di plastica senza anima e chi le aveva perse prima le rivuole, chi le ha se le vorrebbe tenere ma le cede volentieri per milioni. In un contesto dove le youngtimers prendono quattro volte il valore in pochi anni la cosa sembra farsi seria
Anche perché tutto punta in quella direzione.
Non ci sarà più embargo in America.
Tutti vogliono fare Jazz.
Anche perché vanno forte con pochi sforzi ed alla moda non si comanda.
Anche perché cmq esiste un contenuto di fondo e motori azzeccati che piacciono e le tecnologie sono andate avanti per resuscitarle.
Anche perché la nostalgia è canaglia.
Eppure, in questa storia ci sono figli di un dio minore che guardavano da lontano e da sempre in disparte.
Esisteva contestualmente anche un prodotto diverso che non ebbe lo stesso destino, fatto di zucchero, sogni e leggende. Una roba meno popolare. Una roba che non rientrava neanche nelle auto da "rally".
Farò due esempi ma non è limitato a loro.
Ma che fine hanno fatto le 300ZX e la 3000GT?
Adesso iniziate a ricordarle ma ieri no.
Non è che fossero lente o brutte, semplicemente erano troppo... intelligenti per il loro pubblico di riferimento.
Mentre le rivali si concentravano su un'unica missione, andare dannatamente forte per rompere il muro dei 300km/h a mezzanotte, la 300ZX e la 3000GT si sono perse in un dedalo di tecnologie futuristiche troppo oltre per quegli anni.
Schifando qualunque meme in futuro che le avrebbe portate sul trono e sedendo accanto a roba che mai o quasi abbiamo visto importare in Europa.
Eppure loro erano qua da tempo, ancora prima di tutto, in eterna attesa con equipaggiamento shock:
Aerodinamica attiva, ammortizzatori che si adattavano, trazione integrale con ruote che sterzavano: erano delle cattedrali tecnologiche, non le uniche, però contenevano tutto quello che poteva dare un ingegnere in quegli anni, il che le ha rese un incubo per quella elettronica emergente fatta di centraline piggyback e moduli aggiuntivi dei tuners e un salasso per chi doveva metterci mano con una manutenzione inadatta ai deboli. Non che il resto fosse esente ma galoppavano le modifiche su centinaia di cataloghi. Le altre due no, ti scappavano di mano, roba già più elegante e per quale scopo?
Alla fine sono rimaste nei garage come le stelle a guardare.
Quando le altre si potevano facilmente elaborare con un, super semplifichiamo, cacciavite fino a farle sputare fuoco, queste due, con tutta la loro complessità cedevano mercato anche da nuove.
Non erano nate per la pista, malgrado fossero talvolta anche più veloci al cronometro ma per l'autostrada. Non erano ultraleggere con cruscotti scarni e sedili in stoffa pietosi, erano cocktail con l'ombrellino pieni di tasti da premere e con finezze di un certo tipo.
I japponesi hanno dedicato al faro della 300zx un documentario di un ora. Lamborghini piuttosto che svilupparne uno decise di comprarlo dalla Nissan. Tanto per dire...
Non erano shit box da schiantare.
Non avevano la purezza e l'essenzialità teorica di una Mazda RX-7 che cercava di tramutare difetti in pregi strizzandoti l'occhio a novemila giri. Queste macchine a differenze delle altre non sono mai riuscite a dissimulare nulla, erano troppo in tutto e potenziali auto da cinquecento cavalli. Talmente troppe da restare lì. Un ingiustizia.
Alla fine, la storia è stata scritta impietosamente dai videogiochi e dal solito film, nel corso del tempo da una certa cultura popolare in generale che non ha mai approfondito più di tanto rimanendo, come spesso accade, stabile sui primi strati di un qualcosa molto più profondo fatto di autovetture anche più rare delle due sopraccitate.
Difficile dire se le pessime scelte di marketing, il mercato americano a cui si voleva parlare, le dinamiche aziendali, non siano infin dei conti il solo e vero motivo di un oblio durato tanti anni per queste due vetture e per quelle che non ricadono negli interessi odierni del grande verme di Istagram e dei social.
La 300ZX e la 3000GT sono state a lungo ricordate solo dalla nicchia della nicchia. La loro tecnologia era un'arma a doppio taglio, il loro posizionamento di mercato le ha tenute fuori dal ring e la cultura pop.
Difficile dire sia stato un bene od un male.
Se giudico il pandemonio del mercato japponese dello sportivo usato di quegli anni faccio fatica ad elaborare un concetto che non sia un lungo borbottio su come alcune auto vivono di zucchero, sogni e leggende, appunto e di come altre sembrano siano state costruite per chi un intenditore di Gran Turismo lo era davvero. Di come sia sempre più pompato qualcosa che era nato come di nicchia per i di cui sopra smanettoni squattrinati. Qualcosa che prima ti identificava come un vero intenditore, un guerriero della strada. Adesso non saprei.
Il mondo auto di quegli anni è troppo complesso per essere scritto in poche righe e non era limitato al mondo Japponese. Tante sono le cose che possono influenzare la popolarità di una vettura. Il suo fallimento od il suo successo. Non credo neanche dipenda dalla effettiva buona riuscita di un progetto. In definitiva, però, mi viene da riflettere, su come possa la cultura popolare avere attinto così tanto da un isola dall'altra parte del mondo, creando ed auto alimentando tutta una serie di fatti che hanno portato gente come me, traviata anche dagli anime e dai manga, a rincorrere il desiderio della velocità cercando di averle tutte. Ignorando che il mondo ha proposto anche roba moderna decente e non per forza da evitare a prescindere. Come chi non ebbe l'intuizione di capire capolavori come la 300zx e la 3000gt mi sono fatto cullare fra le onde perdendomi. Un bel viaggio per carità ma a rischio appunto di perdersi nella stessa partita per sempre.
13 Rx8, 1 rx7, 1 s15, 1 s13, 7/8 Skyline ma non ricordo, 4 supra, innumerevoli Subaru, innumerevoli 350z, 1 300zx, 1 3000gt, altro tra Mazda MX-5, MX-6, solo una Civic d'epoca etc etc.
Direi anche basta e nel mentre tutte le americane, tedesche, custom etc. Almeno per me si va oltre, per gli altri, tutto quello che mi chiederanno può andare bene... Io vorrei tornare a guidare.
Mi rivedo come in una Odissea dove dopo quattordici anni di tutto, compreso anche altro, specialmente altro, ho esplorato a piene mani, con i suoi vizi e le sue gioie, godendone anche parecchio il motorismo, torno però ora ad Itaca in Porsche. Ho iniziato a guidare Porsche quando non avevo manco la licenza per farlo. Tra le diverse migliaia di macchine provate ritorno dove sono stato bene.
Ogni tempo ha le sue macchine probabilmente.
Qualcosa vorrà dire. Oppure no.
Vedremo in un altro post.
Mi sento un pò una 3000 GT.

